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(Giuseppe Di Giulio)
Credere nell'abolizione della proprietà privata è da tutti considerato una utopia. Vivendo in un mondo consumista ci siamo adattati inconsapevoomente al pensiero del raggiungimento di una posizione sociale ed economica tale da rendere a noi più accessibili beni materiali, non ultimo quello della proprietà privata. Così facendo è inevitabile che la società corra sfrenata in cerca di un benessere da raggiungere a tutti i costi, soprattutto a svantaggio degli altri. Così, in poco tempo il nostro paese, insieme a molti altri, ha visto primeggiare sempre più i già noti ceti sociali e far soccombere quelli meno abbienti, così da eliminare quel sistema di malsana competizione a cui porta la gobalizzazione.
Questo sistema perverso rende irreversibile un ritorno ad una regolare gestione della proprietà privata, alimentando sempre di più il disagio economico delle classi sociali medio-basse. A tutto questo hanno trovato rimedio i migliaia insorti messicani dell'E.Z.L.N.. Capeggiati dal Subcomandante Marcos, il 1 gennaio del 1994 occuparono il Chiapas, stato meridionale del Messico, ribellandosi all'accordo stipulato tra USA, Canada e Messico con il quale si schiacciava il riconoscimento del popolo e della cultura indigena sottraendogli innumerevoli terreni. Al termine di questa occupazione e dopo 3 anni di lotta, il governo messicano decise di trovare un confronto con gli insorti dell'EZLN, firmando gli accordi di S. Andres, secondo i quali il governo si impegnava a rispettare la cultura indigena e a preservare la loro autonomia.
Gli accordi stipulati con la popolazione non vennero rispettati e il presidente del Chiapas, Ernesto Zedillo Ponce De Leon, rafforzò il presidio militare nelle località maggiormente zapatiste, senza risparmiare sanguinosi scontri. Il peggiore, soprannominato "la mattanza di Acteal", vide il massacro di più di 50 persone, tra i quali 4 donne incinte. Queste azioni richiamavano l'attenzione di molte persone nel mondo e molte si interessarono per scopi meramente elettorali. Tra queste spiccò Vincente Fox Quesada, capo del Pan (Partido de Action Nacional), che salito al governo nel 2001 dimostrò il suo interesse per la comunità indigena, diversamente da come aveva fatto presagire in campagna elettorale. Correggendo i trattati stipulati tra governo e zapatisti, infatti, limitò i diritti fondamentali delle popolazioni insorte.
Malgrado questo, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha sempre rinunciato di esprimere le proprie idee con la lotta armata e, malgrado il volto coperto di ogni suo menbro, ha instaurato nelle proprie comunità un clima democratico basato sulla comune collaborazione. In modo da incarnare l'ideale di società fondata su valori primordiali, che esalti ogni suo singolo appartenente senza emarginarne alcuno.
"SIAMO UN ESERCITO DI SOGNATORI: E' PER QUESTO CHE SIAMO INVINCIBILI"
Nel 1945 nasce la Prima Repubblica, nella quale il fascismo era un'esperienza politica passata e lontana; negli anni che seguono Tangentopoli nasce la Seconda Repubblica, quella in cui la corruzione e il clientelismo nella politica è stato sconfitto (?) dalla magistratura; il 15 aprile 2008 nasce la Terza Repubblica, in cui per la prima volta in 63 anni di storia repubblicana non esiste più una sinistra parlamentare.
Con il passare degli anni, le forze politiche cosiddette radicali hanno perso la loro forza e si sono via via ammorbidite o sono state inglobate in grandi partiti centristi e moderati. Oggi il Partito Democratico e il Popolo della Libertà sono due facce della stessa medaglia, due forze moderate di centro che tendono a eliminare gli estremismi di sinistra e di destra con le loro rispettive ideologie.
Berlusconi con la nascita de "La destra" di Storace ha ottenuto la separazione dei fascisti estremisti da Alleanza Nazionale, poi confluita nel PDL. Veltroni con il suo slogan "Io vado da solo" ha rotto ogni possibile accordo con la sinistra comunista, cancellandola dal panorama parlamentare italiano. Per non parlare dei nostri compagni socialisti, che dopo la rottura del PSI di Craxi si sono frantumati in mille partitini (alcuni sono diventati stabilmente di destra!!!!). Inoltre, la strategia delle alleanze attuata da Boselli in tutto l'arco della sua segreteria ha dato gli ultimi segni di un partito vecchio, ormai morto anche nel parlamento, che non ha mai voluto accettare le proprie responsabilità legate a Tangentopoli.
Il panorama che abbiamo di fronte guardando le due camere di governo è quello di una politica moderata senza estremismi, frutto di un'Italia che non ha più voglia di confrontare le proprie idee e pensa soltanto ai propri interessi. Indubbiamente gli italiani si attendono che il governo faccia ritornare il paese nella ricchezza e per farlo forse non basterà un solo governo (Dio ci salvi da un quarto governo Berlusconi!). Ma una volta che il paese è ritornato ad essere ricco le ideologie politiche spazzate via dalla Terza Repubblica dovranno ritornare per ridistribuire la ricchezza, secondo i propri valori, ma nel frattempo impegniamoci a far nascere una forza extraparlamentare di Sinistra, che si opponga al passatismo moderato delle istituzioni e che si prepari per un forte ritorno in parlamento.


Caro compagno Enrico,
mi chiamo Antonio e sono un giovane socialista di 19 anni. Sono molto sorpreso, positivamente, di aver letto tra i link del tuo blog (n.d.r. www.enricoboselli.com) quello dei Giovani Socialisti di Potenza, gruppo al quale appartengo fin dalla sua costituzione.
Ci sono un paio di questioni sulle quali vorrei chiedere un tuo parere, visto che per la prima volta voterò alle politiche e mi sembrava utile chiedere il parere del candidato-premier del Partito Socialista.
Innanzitutto, sono daccordo sul fatto che in questi anni sia stata adoperata una campagna di oscurantismo mediatico nei confronti dei socialiti, e purtroppo non siamo stati ingrado di uscirne con grinta. Ma a due settimane dal voto continuo a leggere nelle newsletters del partito continue accuse a Sir W. Veltroni, che sta facendo di tutto per eliminare l’ideologia socialista in Italia, e accuse alle dichiarazioni sul voto utile dato al PD o al PDL. Non che queste accuse fossero infondate, assolutamente, ma mi sembrerebbe utile per i vari lettori delle newsletters conoscere qualcosa riguardante il programma del partito. Fortunatamente ho avuto la curiosità di leggerlo sul sito (n.d.r. http://www.partitosocialista.it/site/353/default.aspx?tabID=0) ma i tantissimi compagni che non hanno i mezzi o il tempo di farlo, credo che sarebbero molto più interessati a sentire perchè votare il PS e non perchè non votare il PD o il PDL. Sono daccordo che in campagna elettorale bisogna “stuzzicare” l’avversario, ma bisogna anche fare bella mostra delle proprie “bellezze”.
Un’altra questione riguarda il sistema delle “alleanze socialiste” sparse in tutta Italia. A livello nazionale sono ancora stordito per il colpo ricevuto dalla proposta fatta a Mastella, a livello locale, e parlo a nome dei Giovani Socialisti e non della vecchia dirigenza dello SDI, siamo ancora in ottimi rapporti con i compagni Radicali, segno che qualcosa sul piano ideologico-programmatico funzionava davvero, ma non mi voglio soffermare su questo. Il problema è che in molti paesini lucani, laddove si vota anche per le comunali, ci sono molti casi in cui il PS si è alleato con il PDL, e non sto parlando di liste civiche. Sappiamo tutti che le comunali sono tutta un’altra cosa rispetto alle politiche o alle regionali, ma mi sembra che questi atteggiamenti vogliano portare il PS a cercare una nuova via di fuga nel caso in cui - facendo corna! - alle elezioni ci dovesse andare molto male. Sappaimo tutti che molte “anime” socialiste in passato sono state molto vicine agli ambienti di Forza Italia, e mi auguro che in futuro non si ritorni con i vecchi “amici”. E’ chiaro che queste incongruenze, chiamiamole così, sono tutte ristrette nell’ambito locale, ma la preoccupazione è tanta e il disgusto pure. Non so se questi comportamenti possano rientrare nel codice etico del partito, ma la mia curiosità mi ha spinto ha chiedere il parere diretto del segretario e del candidato-premier del partito. Qualora volessi rispondere a questa mail sarò molto lieto di leggerti.
Cordiali saluti e,
BUONA CAMPAGNA ELETTORALE!
Questa lettera è stato inviata alla mail di Enrico Boselli.... in attesa di rispose!

FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER SOSTENERE IL POPOLO TIBETANO E PER AUMENTARE LA SENSIBILIZZAZIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA SUGLI AVVENIMENTI DEL TIBET:
http://www.amnesty.it/appelli/firmamodelappelli.html?nomeappello=76_08_tibet
e
http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/98.php?CLICK_TF_TRACK
Pubblicata su "La Nuova del Sud" il nostro intervento a sostegno della protesta pacifica dei manifestanti tibetani.
Ringraziamo Maurizio Bolognetti dei Radicali Lucani per averci citato nel suo articolo.


Premesso che:
Esprimo:
Per cogliere l'occasione di tregua offerta dalle olimpiadi:
Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani.

Le vicende che da qualche mese stanno interessando la minoranza tibetana all’interna della repubblica cinese non possono che interessare il mondo intero, per il semplice fatto che esse consistono nell’azione violenta di uno stato nei confronti dei loro stessi cittadini. Le manifestazioni dei monaci tibetani, che puntano ad ottenere l’autonomia dal governo cinese, sono del tutto pacifiche e antiviolente, e in piena armonia con gli articoli della costituzione cinese che prevedono la libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di movimento e di dimostrazione. Gli stessi articoli, però, non sembrano stare a cuore al governo cinese che quotidianamente reprime con la violenza le azioni pacifiche dei manifestanti. Alle soglie delle olimpiadi tutto il mondo osserva con attenzione il comportamento delle autorità cinesi in materia di diritti umani e sociali, e le vicende di questi giorni non fanno altro che gettare benzina sul fuoco, in quel roveto ardente che brucia da tempo per alcune contraddizioni politiche interne.
Per questo motivo i Giovani Socialisti di Potenza uniscono la loro voce a tutti gli appelli che, come questo, puntano a difendere la libertà di parola, di stampa e di manifestazione: diritti fondamentali su cui si deve reggere ogni stato democratico per abbattere ogni forma dittatoriale, sia essa di destra, di sinistra o religiosa.